L'esame audiometrico per il controllo dell’udito è più semplice e non invasivo di quanto si possa immaginare: diviso in audiometria tonale e vocale, permette di comprendere il livello di perdita uditiva.
Lo scopo dell’audiometria tonale è quello di stabilire la minima intensità sonora che una persona riesce a percepire: l’audiometria tonale utilizza dei toni puri, inviati a diverse frequenze e intensità sonore - frequenze comprese tra 125 (basse frequenze) e 8000 (alte frequenze) Hertz - in cuffia, prima in un orecchio poi nell’altro.
Nell'audiometria vocale, invece, ci si serve di singole sillabe, di parole composte da due sillabe di senso compiuto, oppure che non hanno alcun senso, frasi normali di senso compiuto o ancora frasi che non hanno alcun senso, ma che sono invece riconoscibili. Il materiale viene fatto ascoltare a volumi crescenti e si chiede al soggetto, di volta in volta, di ripetere che cosa hanno "capito". L’intensità della voce parlata è normalmente compresa tra 40 e 60 dB.
Quando la capacità di comprendere le parole non corrisponde al grado di perdita uditiva, si parla di dissociazione verbo-tonale. L’audiometria vocale non raggiunge mai il 100% di comprensione anzi, aumentando il volume di erogazione delle parole, si riduce sempre di più l’identificazione delle stesse. In pratica l’aumento dell’intensità sonora riduce la comprensione.
Questo fenomeno è indice di elevatissimi fenomeni di distorsione del messaggio vocale quali si verificano nelle lesioni del nervo acustico e deve essere attentamente preso in considerazione, sia nella scelta, sia in fase di regolazione degli apparecchi acustici.
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