La riduzione della percezione uditiva o ipoacusia si presenta come un processo lento e graduale. A destare l’attenzione a riguardo sono situazioni che possono presentarsi nel corso della vita con crescente frequenza. La sordità neurosensoriale è una delle forme di perdita uditiva più comuni e si manifesta quando l’orecchio interno o il nervo acustico non riescono più a trasformare correttamente i suoni in segnali interpretabili dal cervello.
Può comparire gradualmente, rendendo più difficile capire le parole soprattutto in ambienti rumorosi, oppure presentarsi all’improvviso. Le cause sono diverse: dall’invecchiamento naturale dell’udito all’esposizione a rumori intensi, fino a infezioni, traumi o predisposizioni genetiche. Riconoscere i sintomi e intervenire presto permette di rallentare l’evoluzione del disturbo e migliorare la qualità dell’ascolto.
Ad esempio può capitare di percepire con fatica alcuni suoni, specie se questi vengono diffusi in luoghi affollati e di grandi dimensioni; oppure può divenire necessario uno sforzo maggiore per comprendere parole pronunciate a bassa voce.
Questi episodi, non così rari, possono rappresentare segnali per identificare potenziali casi di ipoacusia, un fenomeno per il quale sono disponibili efficaci rimedi.
Non tutte le forme di ipoacusia presentano le medesime caratteristiche: nell'ipoacusia neurosensoriale, la diminuzione delle capacità uditive è da ricondurre ad un danno dell’orecchio interno in particolare la coclea (o chioccola), che, per varie cause, non è più in grado di convertire le vibrazioni sonore percepite in impulsi nervosi.
Questo fenomeno può riguardare un solo orecchio, classificandosi come ipoacusia monolaterale oppure entrambi, come avviene nell'ipoacusia bilaterale. Si possono inoltre distinguere due tipologie di ipoacusia neurosensoriale:
È una perdita uditiva che interessa un solo orecchio e può causare difficoltà nel localizzare i suoni e nel seguire conversazioni, soprattutto in ambienti rumorosi. Le cause sono varie, tra cui infezioni, traumi o disturbi dell’orecchio interno. Una valutazione audiologica aiuta a definirne l’origine e il trattamento.
Colpisce entrambi le orecchie e spesso compromette la comprensione del parlato. Può essere legata all’età, al rumore o a fattori genetici. Apparecchi acustici digitali e, nei casi più gravi, impianti cocleari sono le soluzioni più efficaci per migliorare l’ascolto.
La riduzione della sensibilità uditiva classificabile come ipoacusia è certamente connessa, con maggiore incidenza, alla presbiacusia. Si stima che circa il 30% della popolazione con oltre 65 anni presenti diminuzioni a livello uditivo di varia natura. L’invecchiamento del sistema uditivo nel suo complesso e in modo specifico delle cellule cigliate della coclea, viene considerate tra le cause principali, ma il fenomeno può presentarsi anche in altri momenti della vita.
Altre possibili cause sono:
L’ipoacusia neurosensoriale può manifestarsi in modo graduale o improvviso, ma presenta alcuni segnali tipici facilmente riconoscibili. Il sintomo più comune è la difficoltà nel comprendere chiaramente le conversazioni, soprattutto in presenza di rumore di fondo. Spesso si notano anche:
L’ipoacusia neurosensoriale da stress è una condizione in cui la perdita uditiva non dipende da un danno fisico diretto all’orecchio, ma dagli effetti del forte stress psicofisico sul sistema uditivo e sulla microcircolazione della coclea. Situazioni di stress intenso o prolungato possono infatti alterare il flusso sanguigno dell’orecchio interno e aumentare la produzione di cortisolo, con ripercussioni sulla percezione dei suoni. In alcuni casi, questo porta a un peggioramento temporaneo dell’udito, difficoltà nel comprendere le parole, senso di ovattamento e acufeni più accentuati.
La buona notizia è che questa forma di ipoacusia tende spesso a essere reversibile, soprattutto se collegata a periodi acuti di tensione emotiva, ansia o affaticamento. Tecniche di gestione dello stress, riposo adeguato, attività rilassanti, supporto psicologico e – quando indicato – una valutazione audiologica con eventuale terapia mirata possono favorire un recupero rapido.
Se i sintomi persistono, è importante effettuare un controllo specialistico per escludere altre cause di ipoacusia neurosensoriale e impostare il trattamento più corretto.
Predisporre una visita di controllo, soprattutto dopo i cinquanta anni di età, è un ottimo metodo, rapido e sicuro, per prevenire o ridurre le conseguenze dell’ipoacusia neurosensoriale. In molti casi, inoltre, in presenza di ipoacusia, le risorse limitate di memoria e attenzione vengono distolte dai compiti specifici per essere impiegate nell’identificazione e nell’elaborazione dei segnali uditivi.
La tempestività è essenziale, e può tradursi anche nella spinta a condurre le persone care presso un centro specializzato dove, attraverso un colloquio e un semplice esame audiometrico, non invasivo, della durata di pochi minuti, sarà possibile accertare la tipologia del disturbo e, se necessario, sperimentare risposte concrete, come gli apparecchi acustici.
Nella maggior parte dei casi di ipoacusia neurosensoriale cronica o legata all’età non esiste una terapia farmacologica in grado di ripristinare l’udito, perché il danno riguarda cellule della coclea o il nervo acustico, che non si rigenerano.
Che cosa funziona davvero oggi:
Gli apparecchi acustici sono la soluzione principale per l’ipoacusia neurosensoriale, perché migliorano la chiarezza dei suoni e la comprensione del parlato compensando il danno dell’orecchio interno. Le tecnologie attuali offrono un ascolto più naturale e aiutano soprattutto nelle situazioni rumorose.
Le opzioni più indicate sono:
La scelta dipende dal grado della perdita e dalle esigenze quotidiane, motivo per cui è fondamentale una valutazione audiologica personalizzata.
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L’esame audiometrico è il test chiave per identificare l’ipoacusia neurosensoriale. Durante l'esame si misurano le soglie uditive a varie frequenze, creando un grafico (audiogramma) che mostra qual è la minima intensità sonora percepita dalla persona.
Nelle forme neurosensoriali, sia la via aerea sia la via ossea risultano ridotte in modo parallelo, indicando un problema dell’orecchio interno o del nervo acustico. L’audiogramma permette di definire la gravità della perdita, valutare quanto il parlato risulti compromesso e capire se è necessario ricorrere ad apparecchi acustici o ad ulteriori accertamenti. È uno strumento semplice ma fondamentale per una diagnosi precisa e per impostare il percorso riabilitativo più adatto.
Sordità ereditaria e terapia genica: i primi risultati sulle mutazioni del gene OTOF (Otoferlina).
Una nuova terapia genica ha mostrato risultati molto promettenti nel trattamento della sordità congenita causata da mutazioni del gene OTOF. Lo studio, pubblicato su Nature Medicine e condotto dal Karolinska Institutet insieme a centri clinici cinesi, ha coinvolto 10 pazienti tra 1 e 24 anni con sordità neurosensoriale ereditaria.
Il trattamento consiste in una singola iniezione nella coclea di un vettore virale che trasporta una copia funzionante del gene OTOF, necessario per la corretta trasmissione del suono al nervo acustico.
I risultati sono stati evidenti già dopo poche settimane, con un miglioramento significativo delle soglie uditive. I benefici maggiori sono stati osservati nei bambini più piccoli, confermando l’importanza di intervenire presto nelle forme di sordità ereditaria. La terapia è risultata ben tollerata e senza effetti collaterali rilevanti.
Pur essendo ancora in fase sperimentale, questa tecnologia rappresenta un passo decisivo verso nuovi trattamenti genetici per alcune forme di sordità neurosensoriale, aprendo la strada a future applicazioni anche per altre mutazioni.
L’ipoacusia neurosensoriale non può essere curata completamente quando il danno riguarda le cellule della coclea o il nervo acustico. Tuttavia può essere trattata e compensata con:
La valutazione specialistica definisce sempre il percorso migliore.
No, non esiste una cura naturale in grado di riparare il danno alla coclea o al nervo acustico. Rimedi come integratori, massaggi o esercizi non possono ripristinare l’udito. Possono però aiutare abitudini sane come:
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