Acufene o fischio alle orecchie fra i rari sintomi del Covid-19

Ultimo aggiornamento Jun, 15, 2021

Relazione fra acufeni e Coronavirus

Il Covid-19 presenta una vasta sintomatologia tra le persone colpite, non solo nel corso della malattia ma anche nel periodo immediatamente successivo Diversi studi hanno evidenziato in tal senso la persistenza dell'acufene e addirittura l'aggravarsi del fischio alle orecchie causato dal Coronavirus.

Uno studio pubblicato sul portale 'Frontiers in Public Health' ha indicato, ad esempio, che il Covid-19 può accentuare i sintomi dell'acufene. Secondo questa ricerca, condotta su un campione di 3.100 persone provenienti da 48 Paesi, il 40% delle persone colpite da acufene ha notato un peggioramento dovuto al Coronavirus. Questa ricerca, principalmente incentrata sugli Stati Uniti e sul Regno Unito, si è concentrata su uomini e donne con pregressi fischi e ronzii nelle orecchie di età compresa tra 18 e 100 anni.

Acufene come sintomo neurologico del Post-Covid

Il sopracitato studio pubblicato su 'Frontiers in Public Health' conferma anche che molte persone che hanno superato il Coronavirus continuano a notare gli effetti dell'acufene e questo avviene anche fra chi non aveva mai sperimentato problematiche legate a fischi e ronzii nelle orecchie nel passato. È infatti ormai considerato uno dei sintomi neurologici associati al cosiddetto Post-Covid o Long-Covid.

Il Covid-19 può aggravare un acufene già esistente?

L'ipotesi che il Coronavirus possa aggravare l'acufene è un argomento che richiederà nuovi studi sul campo. In questo senso, il dottor Juan Royo, della comunità online spagnola Viviendo el Sonido, rimarca il fatto che l'acufene e la perdita dell'udito siano stati registrati in pazienti che sono stati ricoverati in gravi condizioni a causa di Covid-19. Il Dottore afferma "solleva dubbi sul fatto che l'acufene o la perdita dell'udito siano una conseguenza dell'infezione da virus, o possano essere una conseguenza dei farmaci utilizzati. Alcuni di essi, come l'idrossiclorochina, ampiamente utilizzata all'inizio della pandemia, è un noto farmaco ototossico, in grado di produrre acufeni e sordità nei pazienti trattati”. In ogni caso, Royo afferma che "sono necessari più studi, e con più serie di pazienti, per giungere a conclusioni più veritiere sulle sequele temporanee o definitive che il Covid-19 può produrre".
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