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Vertigini e instabilità cause dei problemi uditivi

 vertigini e instabilità
01 settembre 2016
Categoria Prevenzione, cura e tecnologie

Quando vertigini ed instabilità hanno la meglio

Vertigini e sensazione di instabilità sono tra i principali sintomi di labirintite e Sindrome di Ménière. Analizziamo i possibili rimedi.

I sintomi di vertigini e instabilità

L’apparato vestibolare ha un ruolo essenziale nel mantenere la stazione eretta e nell’armonica esecuzione dei movimenti dell’individuo. 
Le turbe dell’equilibrio, per disfunzione dell’apparato vestibolare, in generale, possono manifestarsi con due modalità sintomatologiche

  1. La vertigine si può definire come un turbamento della sensibilità spaziale che deriva da una erronea sensazione di movimento del corpo o dell’ambiente circostante.
  2. Il disequilibrio invece è caratterizzato dalla sensazione di oscillazione della stazione eretta o di instabilità/insicurezza nella marcia.

Frequentemente i due sintomi possono coesistere o susseguirsi temporalmente. In rapporto alle caratteristiche del sintomo, la vertigine può essere suddivisa in:
 

  • Soggettiva: disturbo caratterizzato da una illusione di rotazione dell’ambiente rispetto al soggetto. Essendo solitamente improvvisa, di notevole intensità, è spesso associata ad un corteo sintomatologico importante: nausea, sudorazione, vomito, tachicardia.
  • Oggettiva: condizione caratterizzata da una illusione di movimento del capo rispetto all’ambiente. 

Normalmente la differenza è ritenuta importante perché la vertigine oggettiva è più frequentemente periferica, quella soggettiva è solitamente centrale. 
Nelle forme periferiche, la vertigine si può associare a ipoacusia e/o acufeni – es. sindrome di Ménière - in quanto i due sistemi sensoriali sono topograficamente contigui. 
Nelle forme centrali, viceversa, l’associazione di vertigine ed ipoacusia è meno comune.

  • Disturbi aspecifici dell’equilibrio: condizioni di instabilità, disequilibrio, incertezza nel movimento, oscillopsia, episodi sincopali e cadute.

Nell’anamnesi vanno presi in considerazione:

  1. Fattori scatenanti: ad esempio lo stress per la malattia di Ménière e per molti casi di disequilibrio o l’assunzione di particolari posizioni del capo per le vertigini di posizione
  2. Andamento: le vertigini potranno essere parossistiche come nella malattia di Ménière e nelle vertigini parossistiche posizionali; acute come nelle neuriti e nelle neuroniti; croniche più frequenti nelle lesioni centrali
  3. Tipo di sensazione: vertigini oggettive, soggettive e disturbi aspecifici dell’equilibrio
  4. Sintomi associati: fenomeni neurovegetativi e sintomi uditivi sono più frequenti nelle forme periferiche; diplopia, cefalea, emicrania, perdita di coscienza, in quelle centrali.

L’esame vestibolare e le terapie per la cura delle vertigini

Lo scopo principale di un esame vestibolare, ovvero per la diagnosi delle vertigini, è quello di differenziare le patologie periferiche da quelle centrali: questo è estremamente importante in quanto le condizioni patologiche periferiche sono autolimitanti, non minacciano la vita del paziente e, talvolta, sono suscettibili di rapida ed adeguata terapia. Al contrario, la patologia centrale, è spesso progressiva e più pericolosa.

Riguardo la terapia, negli anni il ruolo dei farmaci ha assunto minore rilevanza: i farmaci a disposizione possono indurre un buon risultato soggettivo per il paziente ma risultare nel contempo dannosi al compenso vestibolare, di fondamentale importanza per il recupero funzionale. 
Al contrario, la strategia rieducativa tende a riprogrammare la funzione dell’equilibrio, o una sua sottofunzione, favorendo l’attività adattativa-compensatoria o inducendo l’abitudine allo stato patologico. 
La terapia rieducativa, inclusa la controversa strategia alimentare per la sindrome di Ménière, va iniziata il più precocemente possibile.

01 settembre 2016

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