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Orecchio assoluto, di cosa si tratta e come si sviluppa

 Orecchio assoluto, di cosa si tratta e come si sviluppa
12 luglio 2016
Categoria Prevenzione, cura e tecnologie

Orecchio assoluto, di cosa si tratta e come si sviluppa

La capacità di identificare perfettamente una nota senza nessun riferimento sonoro è una dote naturale o si sviluppa con l’esercizio?

Per orecchio assoluto si intende la capacità di identificare l’altezza assoluta (o meglio, la frequenza) delle note musicali senza l’ausilio di un suono di riferimento. Se per alcuni l’orecchio assoluto, talvolta chiamato “orecchio perfetto”, sarebbe questione di geni, e quindi un talento naturale che si ha nel proprio DNA, per altri esso sarebbe il risultato di lunghi anni di pratica. Vediamo meglio di cosa si tratta e come si sviluppa.

Orecchio assoluto, una dote naturale

Uno studio dell’Università della California di San Diego suggerisce che avere l’orecchio assoluto sarebbe, almeno in parte, una dote naturale. Il talento sarebbe maggiormente diffuso in Asia, dove si parlano lingue tonali, quali il cinese, il giapponese ed il vietnamita. Per comprendere se effettivamente l’orecchio assoluto fosse o meno legato al DNA, 27 persone di lingua inglese, di cui 7 classificate come orecchio assoluto, sono state sottoposte a una prova di memoria verbale. L’esame consisteva nel ricordare nell’ordine corretto una sequenza numerica ascoltata in cuffia. I risultati hanno dimostrato che i musicisti dotati di orecchio assoluto erano in grado di ricordare molto meglio la sequenza di numeri che avevano ascoltato. Ciò dimostrerebbe che l’orecchio assoluto è associato a una memoria uditiva, ossia alla capacità particolarmente sviluppata di ricordare i suoni, e questa dipende almeno in parte dal DNA. 

Orecchio assoluto e ear training

La corrente di pensiero opposta considera l’orecchio assoluto come il frutto di anni di ear training, ovvero di allenamento ai fini di riconoscere e denominare precisamente un suono isolato in assenza di un contesto musicale. Inoltre, la corrente scredita tale talento ai fini dell’educazione musicale e della performance del musicista, a favore dell’orecchio relativo. La musica è un susseguirsi di note che, combinate tra loro, creano melodie e armonie. L’arte di combinare le note e di comprendere le relazioni che fra esse intercorrono si fonderebbe sull’orecchio relativo, cioè sulla capacità del cervello di misurare le distanze tonali tra le note e di ragionare in termini di intervalli. Ai posteri l’ardua sentenza.

12 luglio 2016

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