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Sordità infantile: come migliorare l’udito nei bambini?

 sordita infantile
09 giugno 2015
Categoria Prevenzione, cura e tecnologie

Sordità infantile: come migliorare l'udito nei bambini?

Gli apparecchi acustici per la riabilitazione uditiva dei più piccoli.

Con un’incidenza pari a un bambino ogni 4000 nati la sordità infantile, profonda o precoce, rappresenta un motivo di preoccupazione per i genitori e tutte le persone direttamente coinvolte. Come noto infatti, la mancata percezione dei suoni incide nell’ acquisizione delle competenze linguistiche e cognitive da parte del bambino, nella sua capacità di apprendimento, fino a coinvolgere anche la piena integrazione sociale negli anni a venire. Come è possibile dunque intervenire in nome della tempestività e dell’efficacia? In particolare sia lo screening dell'udito entro il primo mese di vita, sia la valutazione audiologica entro tre mesi, sia il prestare attenzione ad eventuali risposte inattese del neonato di fronte a comuni stimoli uditivi, costituiscono la base per ottenere una diagnosi precoce della perdita di udito nei bambini ed avviare terapia di qualità. In questa ottica si pongono anche il ricorso ad apparecchi acustici o ad impianti cocleari: sono due soluzioni molto diverse tra loro, entrambe orientate a compensare la perdita dell’udito, consentendo il recupero della capacità uditiva necessaria alla formazione di capacità linguistiche e conoscitive.

Cosa comporta l’impiego di apparecchi acustici nei bambini?

La diagnosi precoce e corretta è essenziale per mettere in campo misure capaci di incidere positivamente nel futuro del bambino. In particolare l’utilizzo di un apparecchio acustico varia nei diversi casi di sordità infantile. Le soluzioni proposte, tendenzialmente apparecchi retroauricolari BTE, presentano funzionalità diverse, adatte alle varie fasce di età. Con la crescita infatti, vengono impiegati modelli provvisti di regolazioni assenti nelle tipologie destinate a neonati o bambini molto piccoli, tra cui i meccanismi di riduzione del rumore o i microfoni direzionali. Proprio come avviene negli adulti, anche in questo caso il percorso di adattamento all'apparecchio acustico prevede fasi successive nelle quali sia la famiglia sia gli specialisti di riferimento sono chiamati ad intervenire. Nell'ambito del nucleo di appartenenza o coinvolgendo le persone che si occupano della crescita, come logopedisti o insegnanti, il bambino andrebbe "osservato", con l’obiettivo di comprendere le modalità di impiego della soluzione acustica, individuando "ciò che ascolta e non solo ciò che un bambino sente"; tra gli scopi di questa attività c’è una riflessione sull'utilizzo della voce, con e senza amplificazione.

Infine, specie all’inizio dell’iter e nell’arco del primo mese di vita, è indispensabile tenere sotto controllo le orecchie del bambino: in questo periodo della sua vita infatti l’anatomia dell’orecchio esterno è soggetta a cambi rapidi che possono comportare la sostituzione delle chiocciole con conseguenti modifiche all'amplificazione. Nella altre fasi dell’infanzia gli intervalli tra una visita e l’altra sono più estesi, mentre dovrebbe restare inalterata la volontà di lavorare in equipe –famiglia, insegnanti, specialisti- per raggiungere l’obiettivo di un significativo miglioramento della sensibilità uditiva.

09 giugno 2015

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