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Potenziali evocati uditivi diagnosi per patologie retrococleari

 Potenziali evocati uditivi
02 agosto 2017
Categoria Prevenzione, cura e tecnologie

Potenziali evocati uditivi, diagnosi per patologie retrococleari

I potenziali evocati uditivi, definiti ABR, sono un esame neurologico che valuta la risposta nervosa agli stimoli sonori. 

I potenziali evocati costituiscono un metodo di diagnosi largamente impiegato in numerose discipline mediche, che spesso affianca la risonanza magnetica nella diagnosi di diversi tipi di malattie neurologiche. È una metodica non invasiva con un ruolo importante nella definizione di alcuni disturbi dell’udito, principalmente se limitati a un solo orecchio o in assenza di collaborazione del paziente (neonati). Il meccanismo di generazione delle risposte evocate costituisce uno dei metodi di indagine obiettiva del sistema uditivo.

Potenziali evocati uditivi: di cosa si tratta e a cosa servono?

I potenziali evocati uditivi, chiamati in genere ABR (dall’inglese Auditory Brainstem Response), sono un’indagine neurologica che valuta la funzionalità delle vie uditive retrococleari in risposta a stimoli sonori ad alta intensità (70-90 dB). La tecnica prevede la somministrazione di una serie di stimoli (click) tramite un’apposita cuffia, e la registrazione delle risposte mediante elettrodi posti in zone ben definite della testa. Impiegando dei “click” vengono registrate una serie di sette onde o picchi (classificate con numeri romani da I a VII) in un campo di latenza compreso tra 2 e 8 millisecondi, con un intervallo di 1 millisecondo tra i singoli picchi. I potenziali che insorgono entro 10 millisecondi dallo stimolo esplorano la progressione dell’attività bioelettrica dalla porzione prossimale dell’VIII nervo cranico ovvero quello acustico, fino al tronco encefalico. 

In molti anni di ricerca si è cercato di attribuire con precisione a ciascuna onda uno specifico sito di generazione. La possibilità di identificare nel tracciato un’anomalia di un’onda (riguardo morfologia, latenza e ampiezza) o l’intervallo tra le onde, permette di indirizzare il clinico verso la sede di questa disfunzione, resa possibile dalla conoscenza dei generatori di quell’onda. 

La metodica di registrazione di un tracciato ABR è relativamente semplice: nell’adulto viene effettuata con la persona distesa su un lettino o una poltrona, in modo da eliminare artefatti di origine muscolare; nei bambini è preferibile effettuare l’esame durante il sonno spontaneo o indotto farmacologicamente, possibile in quanto i farmaci sedativi non alterano le ABR.
L’indagine viene utilizzata al fine di identificare eventuali lesioni interessanti le vie acustiche a livello del tronco encefalico, in particolare nel sospetto di neurinoma dell’acustico, sclerosi multipla o malattie demielinizzanti. In campo audiologico l’onda V è quella più analizzata sia riguardo la latenza sia l’intensità. La valutazione dell’onda V permette di determinare sia la soglia audiometrica sia il tipo di perdita uditiva (trasmissiva o neurosensoriale). 
I potenziali evocati uditivi, insieme alle emissioni otoacustiche, costituiscono l’approccio migliore per uno screening uditivo neonatale. In generale, gli ABR presentano una sensibilità del 90% ed una specificità del 70-90% per cui sono un esame molto affidabile. Qualora l'accertamento evidenzi risultati al di fuori della norma, il sospetto o la conferma del tipo di patologia deve essere sempre confermato con una risonanza magnetica.

02 agosto 2017

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