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Come proteggere l’udito dall’acqua

 come proteggere l'udito in acqua
12 giugno 2018
Categoria Prevenzione, cura e tecnologie

Come proteggere l’udito dall’acqua

Proteggere l’udito dall’acqua è indispensabile per non soffrire di problemi uditivi. Scopri quali sono le regole da seguire, soprattutto in vacanza.

L’estate è alle porte e, con essa, la voglia di vacanza degli italiani. Quest'anno, saranno 3 milioni e mezzo in più a partire, rispetto al 2017. Lo rileva la ricerca “Le vacanze degli italiani” a cura di italiani.coop, il portale di ricerca e analisi di Coop, realizzata per Robintur. Il 50% dei vacanzieri sceglierà il mare, il resto tra città d’arte, montagna e luoghi immersi nel verde delle colline toscane e del centro Italia. Per chi decide di andare all’estero, Spagna, Grecia e Croazia rimangono ancora le mete preferite. 

Ma quali sono i consigli da dare ai vacanzieri per vivere bene, in serenità e senza “problemi” la sospirata vacanza? Tra creme solari, cappellini, bagni in mare o piscina, tuffi e immersioni, molto spesso si dimentica che ci sono delle regole da rispettare.

L’acqua di mare, contiene un’alta quantità di sale che può determinare un aumento di volume del cerume, normalmente presente nelle orecchie, fino a formare un vero e proprio “tappo”. Come conseguenza avremo una sensazione di “orecchio chiuso” e calo dell’udito. Nei casi più semplici un lavaggio, con acqua tiepida, con il gettino della doccia può risolvere il problema. Nei casi più “ostinati”, bisogna ricorrere ad un vero e proprio lavaggio per la rimozione del tappo, da effettuare presso l’ambulatorio medico.
Stesso identico discorso vale per tutti i corpi estranei – granelli di sabbia, piccoli insetti, frammenti di conchiglie – che possono penetrare nel condotto uditivo e rimanere intrappolati all’interno. Anche in questo caso, si ricorre a un lavaggio iniziale con gettino della doccia, sempre con acqua tiepida e qualora il problema non si risolva ci si rivolge al medico.

Come proteggere l’udito in caso di immersioni

Discorso più complesso è indirizzato alle persone che amano le immersioni, ma anche in quelli che si tuffano da postazioni alte – scogli, pedane artificiali ecc. Per questi, un evento che può determinare un danno uditivo è il barotrauma, causato da un’inefficace manovra di compensazione della pressione dell’acqua che “spinge” sulla membrana timpanica. Se questa pressione non viene “compensata”, causa un’introflessione della membrana fino alla rottura. È necessario attuare specifiche manovre che aumentino la pressione a livello rinofaringeo, come la “manovra di Valsalva” o più semplicemente deglutendo o masticando. 
I danni che ne conseguono possono interessare l’orecchio medio o l’orecchio interno, con dolore all’orecchio, diminuzione della capacità uditiva, acufeni e vertigini. Ipoacusia e acufene si presentano dopo l’emersione e possono avere gravità e durata variabili. La persistenza di anche uno solo di questi sintomi, dà indicazione ad una visita otorinolaringoiatrica o audiologica urgente. 

Cosa fare nel caso di un calo uditivo

In caso di improvviso calo uditivo, a seguito o meno di uno degli eventi sopra menzionati, la regola fondamentale è rivolgersi al medico e non il “fai da te”. Una semplice visita sarà sufficiente per determinare la causa del problema, eventuali approfondimenti diagnostici e la conseguente soluzione. 

 

12 giugno 2018

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