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Parliamo di vestibologia come indagare l origine delle vertigini

 Vestibologia
01 maggio 2017
Categoria Udito e Ipoacusia

Parliamo di vestibologia, come indagare l'origine delle vertigini

La vestibologia si occupa di indagare e valutare i disturbi a carico del vestibolo (labirinto), l’organo deputato a garantire l’equilibrio. 

La vestibologia e l’origine delle vertigini

La vertigine è uno dei sintomi più comuni nella pratica clinica quotidiana. Alcune volte definita come sensazione di disequilibrio o di “capogiro”, la vertigine è un’errata sensazione di movimento del corpo o dell’ambiente circostante, determinata da un’alterazione periferica o centrale di uno o entrambi gli emisferi deputati al mantenimento della postura.  Tra i fattori scatenanti vi sono lo stress per la malattia di Ménière, le infezioni delle vie respiratorie, alcune posizioni della testa, i traumi cranici o i colpi di frusta l’altitudine, gli spazi aperti o affollati e il rumore.
La durata può contraddistinguere una vertigine centrale, solitamente con durata maggiore e meno violenta in cui il paziente potrà riferire di vedere gli oggetti muoversi, dalla vertigine periferica, più violenta ma meno duratura in cui il paziente avrà la sensazione di essere lui stesso a muoversi. 
Il suo andamento può essere acuto, con un inizio brusco a cui segue una lenta riduzione dell’intensità fino alla risoluzione, cronico, ovvero di lieve intensità ma continuo nel tempo, oppure parossistico, tipico delle crisi vertiginose seguite da intervalli di benessere come nella malattia di Ménière e nelle vertigini posizionali.

I sintomi associati alle vertigini, molto spesso, ne aggravano la sintomatologia. Tra questi si possono distinguere:

  • fenomeni neurovegetativi (nausea, vomito, sudorazione) e uditivi (acufeni, ipoacusia, fullness), segni di alterazioni periferiche
  • sintomi centrali (diplopia, cefalea, emicrania, attacchi similepilettici e cadute a terra senza perdita di coscienza).

Le sindromi vertiginose secondo la vestibologia

Le sindromi vertiginose che più frequentemente derivano da patologie labirintiche sono:

  • La malattia di Ménière, caratterizzata da vertigini episodiche accompagnate da fenomeni neurovegetativi con progressiva accentuazione dei sintomi cocleari. L’ipoacusia associata è di tipo neurosensoriale pura o mista, fluttuante, con interessamento iniziale delle basse frequenze. Gli acufeni sono quasi sempre presenti e sono determinati da un improvviso incremento dei liquidi labirintici (idrope endolinfatica)
  • Le fistole perilinfatiche, caratterizzate da vertigine episodica e ipoacusia neurosensoriale. Sono determinate da una rottura traumatica o lesione della finestra ovale o rotonda. 
  • La vertigine parossistica posizionale, caratterizzata da vertigini che insorgono improvvisamente dopo che il paziente ha ruotato il capo verso il lato quello patologico. Sono di tipo rotatorio, oggettive, con intensi fenomeni neurovegetativi. Non sono presenti alterazioni uditive o acufeni. La vertigine regredisce spontaneamente prima di un minuto, ma tende a ripresentarsi nel tempo. 
  • Labirintiti, a probabile insorgenza virale con vertigini acute e lento decremento. E’ possibile la presenza di ipoacusia, alcune volte reversibile. 
  • L’azione ototossica e vestibolotossica di alcuni farmaci, ormai conosciuta e si esplica attraverso una lesione delle cellule ciliate. Gli acufeni sono sempre presenti. L’ipoacusia che ne deriva, alcune volte, è reversibile. 
  • Forme di vertigine periferica meno frequenti, determinate da tumori che possono interessare l’orecchio medio e il labirinto, vasculiti e dalla sindrome di iperviscosità.

Le sindromi vertiginose che invece più frequentemente derivano da patologie del nervo vestibolare sono: 

  • La neurite vestibolare, probabilmente determinata da flogosi virale: i tumori dell’angolo pontocerebellare (neurinoma dell’VIII nervo cranico)
  • Conflitti vascolo-nervosi
  • Sindrome di Ramsay Hunt (infezione da herpes zoster)

Una volta completata l’anamnesi e inquadrato clinicamente il paziente si deve obbligatoriamente passare allo studio della funzionalità labirintica che viene effettuata valutando l’analisi delle caratteristiche posturali, la motricità oculare, la presenza e le caratteristiche del nistagmo. 

01 maggio 2017

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