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Musicoterapia i benefici per l udito e per la psiche

 Terapia della musica
05 febbraio 2017
Categoria Prevenzione, cura e tecnologie

Musicoterapia: i benefici per l'udito e per la psiche

Il potere magico della musica dà risultati sorprendenti se applicato terapeuticamente ad un un’ampia gamma di situazioni, non da ultimo l’udito

Musicoterapia, una pratica antica

L’utilizzo del suono e della musica come mezzo terapeutico ha origini antichissime che affondano le radici nella cultura e nella tradizione delle popolazioni primitive. Proprio tramite il suono, lo sciamano del villaggio era in grado di ripristinare lo stato di salute là dove la malattia era insorta, così come nell’antica Grecia e nelle sue colonie venivano praticati riti di purificazione tramite, ad esempio, i riti dionisiaci delle melodie delle baccanti.
In tempi più recenti, in alcune regioni del Sud Italia, il suono che accompagnava i “tarantolati” era rilevatore e risolutore della malattia: la musica, la danza e i colori diventano pertanto dei simboli capaci di evocare, configurare, far defluire e risolvere i conflitti psichici dell'inconscio. 

    
La musicoterapia come disciplina scientifica

Il concetto di musicoterapia come disciplina scientifica si sviluppa solo all'inizio del secolo XVIII: il primo trattato di musicoterapia risale alla prima metà del Settecento a cura di un medico musicista londinese, Richard Brocklesby. Il suono e la Musica, per essere efficaci sul sintomo, devono essere creati dal paziente stesso, su indicazione del musicoterapeuta. I suoni devono avere precise e soggettive caratteristiche fisioacustiche a cui si associano determinabili valenze emotive. 

La musicoterapia è l'uso professionale della musica e dei suoi elementi, come un intervento educativo e/o riabilitativo indirizzato a singoli, gruppi, famiglie o comunità che cercano di  migliorare la qualità di vita e il loro approccio comunicativo ed emozionale, nonché la ricerca della salute e del benessere intellettuale e spirituale. Il musicoterapeuta servendosi di ritmi, suoni, melodie, giochi armonici o polifonici in modo creativo, adeguato alla postura, alla gestualità, alla voce, al comportamento di ogni singola persona apre le porte all’ascolto anche in chi è o sembra impossibilitato a farlo. Il musicoterapeuta, in modo diretto e immediato, trova il ritmo e l’intonazione adeguati per far sorgere attenzione, interesse nell’altra persona, non importa se giovane o anziana, se colpita da disabilità, sindromi, disturbi ecc. Un’attività musicale, già realizzata in precedenza con differenti persone o gruppi di persone, va rinnovata con un’altra persona o con un altro gruppo di persone. 

L’applicazione della terapia della musica

Parlando di terapia musicale bisogna sfatare il luogo comune che l’ascolto di particolari suoni o musiche abbia in sé effetti tali da produrre stabili e rilevanti mutamenti in un dato quadro patologico: se è vero che dopo aver ascoltato una composizione musicale ci si può sentire in qualche modo “sollevati”, non è certo questo che deve essere inteso come terapia. 

La musicoterapia può essere utilizzata in ambiti diversi quali l'insegnamento, la riabilitazione o la terapia. Per quanto riguarda la terapia e la riabilitazione, gli ambiti di intervento riguardano prevalentemente la psichiatria e la neurologia, tra i quali: disturbi dell’umore e del comportamento, psicosi, ritardo mentale, morbo di Parkinson e di Alzheimer, autismo. 
La terapia della musica può essere applicata anche all’udito: le esperienze in musicoterapia dimostrano ad esempio che il bambino sordo, correttamente diagnosticato e protesizzato, accede in modo naturale alla parola, attraverso il canto. L’utilizzo e la padronanza della voce è possibile imparando ad ascoltare. Il bambino ipoacusico protesizzato impara ad ascoltare e a vivere i suoni identificandoli con progressione crescente e costante in un contesto di gioia. Imparando ad ascoltare, per volontà propria, impara a godere dei vantaggi della parola. Per questo incomincia a parlare, secondo il suo modo di distinguere i suoni che si affina progressivamente con la fiducia e l’autostima che si rafforzano perché si sente compreso dagli altri.

feb 6th 2017

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