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Ipoacusia improvvisa e terapia in camera iperbarica

 Camera Iperbarica
01 ottobre 2016
Categoria Udito e Ipoacusia

Ipoacusia improvvisa e terapia in camera iperbarica

L’ossigenoterapia iperbarica si è rilevata un valido aiuto per il recupero della capacità uditiva in caso di ipoacusia improvvisa, sia utilizzata contemporaneamente alla terapia farmacologica, sia utilizzata successivamente in pazienti che non hanno ricevuto beneficio dal trattamento farmacologico.

Per sordità improvvisa si intende una perdita uditiva superiore ai 30 dB che interessa almeno tre frequenze e che si instaura nell’arco di 24-72 ore. Questa patologia ha un’incidenza che varia tra i 10 e i 20 casi per 100.000 persone l’anno. In un numero ristretto di soggetti può interessare entrambe le orecchie nel giro di poche ore. L’età più colpita è tra i 50 e i 60 anni senza, apparentemente, alcuna differenza di sesso.

Principali cause di ipoacusia improvvisa

La maggioranza dei casi di ipoacusia improvvisa è determinata da patologie del microcircolo cocleare conseguenti a ischemia ad eziologia trombo-embolica, oppure può essere traumatica o infettiva. In conseguenza ad un blocco improvviso del microcircolo dell’orecchio interno la coclea mostra segni di sofferenza più precoci e di maggiore entità rispetto alle strutture vestibolari. In particolare le cellule ciliate interne ed esterne e la stria vascolare evidenziano i danni maggiori. I fenomeni di ischemia cocleare sono conseguenti alla diminuzione della pressione parziale di ossigeno nella perilinfa.
La particolare distribuzione delle lesioni giustifica in parte la clinica, che è generalmente caratterizzata da sofferenza cocleare con ipoacusia e acufeni e più raramente da sintomatologia vertiginosa. 

La camera iperbarica come terapia per l’ipoacusia improvvisa

La terapia primaria per l’ipoacusia improvvisa è solitamente rappresentata dalla somministrazione di cortisonici e vasoattivi per via orale o endovenosa e, in alcuni casi, diuretici. In caso di risposta scarsa o assente, è consigliato l’utilizzo dell’ossigeno-terapia iperbarica (OTI).

L’ossigenoterapia iperbarica incrementa sensibilmente la pressione parziale di ossigeno nel sangue e, per diffusione, nei liquidi dell’orecchio interno, stimolando il metabolismo cellulare delle strutture cocleari e vestibolari, anche in condizioni di scarso apporto di sangue. In seguito a queste considerazioni l’ossigenoterapia iperbarica è stata proposta quale terapia in caso di ipoacusia improvvisa. Il razionale della terapia si basa sull’ipotesi che il deficit uditivo e l’eventuale acufene siano conseguenti ad una lesione ipossica delle strutture cocleari e che la somministrazione di ossigeno iperbarico possa indurre una regressione del danno.

Diversi studi hanno evidenziato che i pazienti sottoposti a trattamento OTI entro 30 giorni dall’insorgenza del danno hanno una risposta migliore. Questi stessi studi hanno dimostrato come l’OTI, somministrata entro 30 giorni e non oltre i tre mesi dall’insorgenza dell’ipoacusia, può rappresentare una valida possibilità terapeutica nel caso in cui non vi sia una buona risposta alla terapia convenzionale.

Malgrado i tanti anni di utilizzo della OTI e la cospicua letteratura in merito al suo beneficio nel trattamento delle sordità improvvise, l’assenza di una accurata metodica nella selezione della popolazione, nelle modalità di trattamento e nella elaborazione statistica dei risultati fa sì che venga a mancare una effettiva evidenza clinica dell’efficacia del trattamento, sia utilizzata inizialmente in associazione alla terapia steroidea sia successivamente nelle forme resistenti. 

In contrapposizione ai probabili effetti positivi va detto che l’ossigenoterapia iperbarica può indurre effetti citotossici per la modificazione degli agenti antiossidanti normalmente presenti nei tessuti. Tuttavia è dimostrato come tali effetti collaterali siano minimizzati qualora la OTI avvenga in ambiente compreso tra le 2 e le 3 atmosfere e per un tempo inferiore ai 90 minuti.

La OTI può indurre la comparsa di effetti collaterali considerati minori: disturbi del visus caratterizzati solitamente da una riduzione della acuità visiva; l’insorgere di sinusopatie e disfunzioni tubariche correlate alle variazioni pressorie a carico delle vie aeree superiori in soggetti predisposti per la presenza di flogosi di tali mucose; disturbi neurologici di lieve entità. Tutte queste reazioni collaterali sono segnalate come rapidamente reversibili al termine della terapia e non richiedono interventi particolari. 

Il trattamento di ossigenoterapia iperbarica

L’impianto fondamentale per praticare la terapia iperbarica è costituita da una camera di decompressione che è un apparato in grado di sopportare una elevata pressione di aria al suo interno e che permette di ospitare persone che abbiano la necessità di essere sottoposte al trattamento iperbarico, sia per l’ipoacusia improvvisa che per altre diverse patologie per le quali tale terapia è stata inizialmente proposta (infezioni da germi anaerobi, avvelenamento da monossido di carbonio, patologie da decompressione in subacquei, etc). 

Il trattamento viene effettuato introducendo i pazienti in camera iperbarica, fornendoli di una mascherina a circuito chiuso che eroga ossigeno puro, e incrementando la pressione interna della camera così da provocare un aumento della pressione parziale di ossigeno nei tessuti. Il trattamento non è standardizzato, ma il protocollo di terapia può essere diversificato tra i vari centri. Il paziente viene sottoposto a una o due sedute giornaliere della durata di 60 minuti. 

Generalmente il protocollo di OTI nelle sordità improvvise, prevede un ciclo iniziale di 8 sedute della durata di complessiva di 85 minuti (2 fasi, intervallate, ciascuna con erogazione di ossigeno puro della durata di 36’) a 2,5 ATA. Dopo il primo ciclo si procede a rivalutazione audiometrica e, ove vi fossero i margini di ulteriori effetti positivi si prosegue la terapia per altre 8 sedute.

01 ottobre 2016

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