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Farmaci ototossici e calo di udito la relazione esiste

 Farmaci e calo di udito
12 febbraio 2017
Categoria Udito e Ipoacusia

Farmaci ototossici e calo di udito, la relazione esiste

Alcuni farmaci possono danneggiare la funzione uditiva e causare un calo dell’udito. Scopriamo quali e come.

I farmaci ototossici, cioè dannosi per l’udito

Diversi prodotti terapeutici di largo uso presentano ototossicità, quindi possono essere dannosi per l’udito: tra questi ad esempio farmaci antisettici, antidolorifici e quelli contro lo scompenso cardiaco e l’ipertensione. L’udito però può essere maggiormente compromesso soprattutto in corso di terapie con antibiotici aminoglicosidici, antinfiammatori e alcuni diuretici.
Discorso a parte deve essere fatto per i farmaci antitumorali: i chemioterapici antitumorali derivati del platino (cisplatino, carpoblatino, oxaliplatino) possono causare ipoacusia neurosensoriale bilaterale, non reversibile, dose-dipendente.  Il rischio che possa insorgere un’ipoacusia in pazienti trattati con cisplatino varia dal 10 al 90% mentre per una singola dose si aggira intorno al 30%. L’entità del danno cocleare è in funzione della dose totale assunta e le somministrazioni ravvicinate, a parità di dosaggio finale, si sono dimostrate le più dannose. Importante è anche la via di somministrazione dei farmaci, risultando la via di iniezione endorachidea assai più pericolosa di quella intramuscolare e orale.

E’ comunque impossibile conoscere a priori la suscettibilità individuale al danno uditivo da sostanze tossiche stante la imponderabile variabilità della risposta nei riguardi della sostanza e dei relativi dosaggi. La nocività del prodotto appare comunque esaltata da tutti gli stati di sofferenza del recettore cocleare dovuti a cause flogistiche, vasomotorie e soprattutto traumatiche e dalla compromissione della funzionalità renale, attraverso la quale il farmaco viene eliminato.
Per questo motivo, particolarmente colpita dall’azione ototossica dei farmaci è la popolazione anziana in cui quadri di alterata funzionalità epatica o renale, a cui si aggiunge un’alterata funzione uditiva già presente, determinano un’insufficiente eliminazione dei principi attivi farmacologici che, in questo modo, hanno una maggiore capacità di esplicare la loro azione tossica nei confronti delle strutture dell’orecchio. 

Come riconoscere e diagnosticare un calo dell’udito causato da farmaci ototossici

La comparsa di un danno su base tossica avviene in modo generalmente subdolo: la sintomatologia è costituita da acufeni, ipoacusia (primitivamente a livello delle frequenze acute) e vertigine, variamente articolati a seconda del tipo di tossicosi. 

La diagnosi si basa sul dato anamnestico dell’assunzione di farmaci ototossici e sull’esame audiometrico tonale, che presenta, nelle fasi iniziali, una caduta bilaterale simmetrica e, progressivamente, un interessamento delle frequenze medie. L’aspetto audiometrico può variare e non è raro avere una rappresentazione del grafico audiometrico a “corda molle”. In questo caso le frequenze interessate dal danno sono le centrali, con conservazione delle frequenze basse e alte. 
A seguito di terapia da effettuare per lungo tempo con farmaci ototossici è necessario informare il paziente circa l’azione del farmaco e sottoporlo a esame audiometrico di controllo da effettuare ogni tre-sei mesi. All’esame audiometrico tonale, in caso di riduzione conclamata della capacità uditiva, bisogna associare l’audiometria vocale, l’impedenzometria e l’esame vestibolare.

12 febbraio 2017

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